DOCENTE SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI
(Storia di me che, tanto per cambiare, dico due minchiate)
Esame di statistica psicometrica. Premessa necessaria: la Bananina non ha studiato una sega. Non sa una benemerita cippa. Entra in facoltà alle 9 e 10 del mattino, a stomaco vuoto, con una fifa terribile e la coscienza sporca. Intravede (mi do del lei così non sembra che sta figura l’ho fatta io!) in lontananza una collega, nonché carissima amica, in atteggiamento ambiguo nei confronti di una bottiglia di birra. Non ambiguo nel senso che ci stesse facendo chissà cosa, ambiguo nel senso che non mi pareva vero che si scolasse una birra alle 9 di mattina. Eppure… Mi avvicino, la guardo con occhio bìbulo e perplesso. Conscia che, se non avessi ricevuto un aiuto dall’esterno avrei fatto scena muta, le strappo la birra dalle mani, la tracanno in un sorso solo e corro come un fulmine in aula A, davanti al suo sguardo inorridito che stentava a credermi capace di ubriacarmi prima di un esame! (Io non reggo nessun tipo di alcolico!).
Il prof. Ravizzi aveva già iniziato gli orali ma, per mia fortuna, avevo ancora una persona davanti. Ne ho approfittato per dire una preghierina.
La persona in questione non sapeva una sega, come la Bananina, quindi Ravizzi se ne sbarazzò in 2 minuti e senza usare eufemismi. Della serie: “signorina o è stupida o è zuccona oppure non sa niente. Scelga lei, ma è comunque un 15”. Aiutoooo! Allora a me cosa avrebbe detto? Volevo scappare ma non avrei fatto in tempo. Infatti Ravizzi aveva già chiamato metà del mio cognome e l’altra metà era in agguato dietro la parte superiore della sua dentiera saccente.
“Vinci!”.
Alè, l’ha detto. Mi alzo mesta mesta dalla sedia, come sempre osservata dai 460 occhietti curiosi di quelle iene imbecillens dei miei colleghi. Mi sistemo la sottanina a fiorellini, addrizzo i piedini storti da “non so un cazzo la prego sia clemente”, mi erigo o ergo sulla colonna vertebrale assumendo un’espressione furba e intelligente di una che ha studiato un tot e mi siedo alla gogna.
“Signorina, mi dica: ricordando l’esercitazione pratica di venerdì scorso, da che cosa sono dati i multipli appropriati dell’errore standard per calcolare i limiti di confidenza di u1 – u2?”.
Mi sforzai tremendamente di ricordare quell’evento funesto a cui si riferiva il prof. e qualche nebulosa reminescenza affiorò in quel tugurio della mia mente perversa.
“Sì professore. Sono dati dai mercantili della distruzione morale stranierizzata!”, sparai tutto d’un fiato, gongolandomi poi nella certezza d’averci preso.
“Signorina, ci si è vagamente avvicinata, ma dovrebbe precisare meglio”, disse Ravizzi.
Porca cicca, mi sembrava proprio di averlo detto bene. Ma si sa, d’altro canto, quando c’è un’esercitazione pratica mi siedo in ultima fila e gioco a battaglia navale con la Glenda. Mi spremo le meningi e riprovo.
“Sono dati dai percentuali della derattizzazione normale della Standa, professore ”.
“Ehm, signorina, può essere più precisa?”, mi chiede Ravizzi con una faccia che, se avesse potuto, sarebbe esploso dal ridere.
“Sì, allora, diciamo che sono dati… professore non mi viene!”.
“Sono dati dai percentili della distribuzione normale standardizzata, signorina insomma!”.
“Eh, e io che avevo detto?”, chiedo con la mia faccina più innocente.
“Sì sì, va bene va bene. Mi dica, invece, in riferimento all’esercitazione di martedì: quale può essere un metodo soddisfacente per stimare l’equazione di regressione?”.
Eccheccazzo, ma chiedermi quanti nipoti ha zio paperino no, eh?
“Mhhh, dunque, credo sia un buon metodo quello di scegliere i deficienti in modo che la somma dei rombi dei riesumati yy sia mini”, ecco.
“Signorina… lei pare aver studiato su un libro particolare, che io non conosco. Può esprimersi più fedelmente, per cortesia?”.
E dajjeeee! Ma ’sto qua è proprio duro di comprendonio, eh?
“Allora: ho detto che potrebbe essere un buon metodo quello di scegliere gli escrementi in modo che la mummia dei quadri dei residenti yy sia mitica”. Basta eh? Non ripeto più!
“Mah signorina, intendeva forse dire che si devono scegliere i coefficienti in modo tale che la somma dei quadrati dei residui (y – Y) 2 sia minima?”.
“Certo. E che ho detto io?”.
“Senta, che cos’è un fattore di potenza?”.
“Un contadino della Basilicata”.
“Signorina, se le do un 18 mi giura che si smaterializza e non la rivedrò mai più?”.
“Prometto! Scriva, scriva pure! Avevo studiato molto ma vedrò di accontentarmi!”.
Mi alzai dalla cattedra facendo i pugnetti di fronte a un Ravizzi interdetto e, uscendo, realizzai che la mia preghierina era stata esaudita: Santa Beck’s da Brema mi aveva illuminata. Oppure avevo semplicemente avuto un grandissimo e spropositato culo… Fate vobis! Invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia!